I costi energetici incidono ogni giorno sulla gestione di un’attività agricola. E quando arriva una bolletta particolarmente pesante, la domanda sorge spontanea: esiste un modo per generare energia elettrica direttamente nella propria realtà produttiva?

Per chi opera nel settore zootecnico, una possibilità parte da una risorsa disponibile quotidianamente: i reflui. Attraverso la digestione anaerobica possono contribuire a produrre biogas e, da questo, energia elettrica e termica con continuità.

Ma come avviene concretamente questa trasformazione? E perché l’energia da biogas può essere prodotta anche quando altre fonti rinnovabili non sono disponibili?

Vuoi sapere quanta energia può produrre la tua attività?

Partiamo dalle matrici disponibili per stimare il potenziale energetico della tua realtà zootecnica.

Generare energia elettrica nella propria attività: da dove partire?

Quando l’obiettivo è ridurre i costi energetici, la prima soluzione a cui si pensa è spesso l’autoproduzione.

Infatti, una realtà zootecnica genera naturalmente materia organica che può essere valorizzata per produrre energia.

Letame e liquami non devono quindi essere considerati esclusivamente dal punto di vista della loro gestione. Attraverso un impianto di microbiogas diventano la materia prima di un processo che permette di generare energia direttamente dove viene consumata.

Non occorre aspettare che ci sia il sole o che si verifichino determinate condizioni meteorologiche. La disponibilità della matrice è legata alla normale attività zootecnica e, proprio per questo, presenta una caratteristica particolarmente interessante: la continuità.

Energia da biogas: come si trasforma la materia organica in elettricità?

Per capire da dove arriva l’energia da biogas, bisogna partire dalla digestione anaerobica.

Il processo avviene all’interno di un digestore, dove microrganismi naturalmente presenti degradano la sostanza organica in assenza di ossigeno. Questa trasformazione porta alla formazione del biogas, una miscela composta principalmente da metano e anidride carbonica.

Il percorso può essere sintetizzato in pochi passaggi:

  • 1
    i reflui vengono raccolti e inviati all’impianto;
  • 2
    la materia organica entra nel digestore;
  • 3
    i microrganismi producono biogas attraverso la digestione anaerobica;
  • 4
    il biogas alimenta un cogeneratore;
  • 5
    il cogeneratore produce energia elettrica e calore.

L’elettricità ottenuta può così contribuire ad alimentare i consumi dell’attività, riducendo la quantità di energia che deve essere acquistata dalla rete.

Contemporaneamente viene prodotta energia termica, che può essere recuperata e valorizzata in funzione delle caratteristiche e delle necessità della singola realtà.

Un altro punto di redditività molto importante è anche la contemporanea immissione di energia elettrica in rete per la quale l’allevatore riceve un compenso dal GSE (che può essere un incentivo oppure il prezzo di mercato a seconda dell’assetto).

Generare energia elettrica giorno e notte: il vantaggio della continuità

È qui che emerge una delle caratteristiche più interessanti del biogas.
Una realtà zootecnica non si ferma quando tramonta il sole. Refrigerazione, ventilazione, pompe, illuminazione, mungitura e sistemi automatizzati possono richiedere energia in momenti diversi della giornata.

Allo stesso modo, gli animali producono quotidianamente i reflui che alimentano il processo di digestione anaerobica.
L’impianto viene dimensionato proprio sulla base delle matrici disponibili e può lavorare in modo continuativo. Il biogas prodotto viene utilizzato per alimentare il cogeneratore secondo la configurazione prevista dall’impianto.

Questo consente di generare energia elettrica anche nelle ore notturne, senza dipendere direttamente dalla presenza del sole o dalle condizioni meteorologiche del momento.

Quanto possono produrre i reflui della tua realtà?

Quantità, caratteristiche delle matrici e consumi determinano il corretto dimensionamento dell’impianto.

Quanta energia da biogas si può produrre?

Non esiste una risposta valida per tutti.

Due realtà con lo stesso numero di capi possono avere caratteristiche differenti e, di conseguenza, un diverso potenziale energetico.
Per stimare quanta energia da biogas sia possibile ottenere è necessario valutare diversi fattori, tra cui:

  • numero e tipologia di animali;
  • quantità di reflui disponibili;
  • caratteristiche delle matrici;
  • modalità con cui vengono raccolte e gestite;
  • consumi elettrici e termici dell’attività;
  • obiettivi di autoconsumo.

È proprio dall’incrocio di questi dati che nasce il corretto dimensionamento.

Un impianto troppo grande rispetto alle matrici realmente disponibili non sarebbe coerente con le esigenze dell’attività. Al contrario, una soluzione progettata sulla produzione effettiva di reflui permette di valorizzare con maggiore efficienza ciò che la realtà zootecnica genera quotidianamente.

Quale impianto è adatto alla tua realtà?

Valutiamo insieme matrici, consumi e caratteristiche della tua attività per individuare la soluzione più adatta.

Dalla bolletta all’autoproduzione energetica

Chi cerca un modo per generare energia elettrica parte spesso da un’esigenza molto semplice: spendere meno per alimentare la propria attività.

Nel settore zootecnico, però, la risposta può andare oltre il semplice risparmio.

Produrre energia da biogas significa creare un collegamento diretto tra una risorsa generata quotidianamente e uno dei principali costi della propria attività. I reflui alimentano il processo di digestione anaerobica, il biogas ottenuto viene trasformato in elettricità e calore e l’energia prodotta può contribuire ai consumi aziendali.

Il punto, quindi, non è soltanto riuscire a produrre energia autonomamente. È poterlo fare con continuità, partendo da una risorsa disponibile ogni giorno.