Per la maggior parte delle attività produttive, l’energia è qualcosa da acquistare.
Per molte realtà agricole e zootecniche, invece, anche l’indipendenza energetica potrebbe essere un traguardo raggiungibile utilizzando risorse già presenti nell’attività.
È questo uno degli aspetti più interessanti dell’autoproduzione di energia attraverso il microbiogas: reflui zootecnici e sottoprodotti idonei possono alimentare un processo di digestione anaerobica dal quale ottenere biogas. E il risultato non è soltanto energia elettrica. Un impianto con cogenerazione produce anche energia termica, aprendo diverse possibilità di valorizzazione in funzione delle esigenze della singola realtà.
Partiamo dalle matrici disponibili e dai consumi della tua attività per valutare il potenziale di un progetto di microbiogas.
Autoprodurre energia partendo da ciò che l’attività ha già
Quando si parla di autoproduzione di energia, la prima domanda da farsi è: quali risorse sono già disponibili nella mia azienda?
In una realtà zootecnica vengono prodotti quotidianamente reflui che possono essere avviati alla digestione anaerobica. In altri contesti agricoli possono essere disponibili anche sottoprodotti idonei al processo.
All’interno del biodigestore, la materia organica viene trasformata attraverso un processo biologico che genera biogas. Quest’ultimo può quindi alimentare un cogeneratore, producendo contemporaneamente elettricità e calore. L’autoproduzione parte quindi da una risorsa che, in molti casi, fa già parte dell’attività quotidiana.
Non solo energia elettrica: cosa produce un impianto di microbiogas?
Quando si parla di autoproduzione energetica, è facile concentrarsi esclusivamente sull’elettricità. In realtà, con la cogenerazione il biogas consente di ottenere due forme di energia: elettrica e termica.
L’energia elettrica può essere destinata, secondo la configurazione dell’impianto e le condizioni applicabili, ai consumi dell’attività oppure valorizzata attraverso l’immissione in rete.
L’energia termica generata durante la cogenerazione, in parte necessaria al processo stesso, può trovare ulteriori utilizzi. Le possibilità dipendono molto dalla realtà in cui viene installato l’impianto e dalla presenza di utenze termiche che possano sfruttare efficacemente il calore prodotto.
Per questo, nella progettazione, non basta chiedersi quanta elettricità può produrre l’impianto: è utile ragionare sull’intero bilancio energetico.
Quanta energia può autoprodurre un’attività agricola?
Non esiste una quantità valida per tutte le aziende.
Due realtà con consumi simili possono avere quantità e tipologie di matrici molto diverse. Allo stesso modo, due allevamenti con dimensioni paragonabili possono presentare fabbisogni energetici differenti.
Per una prima valutazione bisogna quindi mettere in relazione alcuni elementi:
L’obiettivo non è necessariamente progettare un impianto che coincida esattamente con i consumi attuali, ma individuare la configurazione più coerente con le risorse disponibili e con il modo in cui l’energia potrà essere utilizzata.
Dalla bolletta a una risorsa già presente nell’attività
Pensare all’autoproduzione di energia significa cambiare prospettiva: non considerare più l’attività agricola soltanto come un luogo che consuma energia, ma verificare se dispone già delle risorse necessarie per produrne.
Nel caso del microbiogas, questa valutazione parte dalle matrici disponibili e arriva alla quantità di biogas producibile, al dimensionamento dell’impianto e alle possibili destinazioni dell’energia elettrica e termica ottenuta. La domanda, quindi, non è semplicemente “posso autoprodurre energia?”, ma “quanta energia posso ottenere dalle risorse della mia attività e come posso valorizzarla?”