Quando un residuo della produzione non può essere riutilizzato, per un’azienda può diventare qualcosa da gestire e smaltire, con i relativi costi. Ma alcune matrici organiche potrebbero avere un destino diverso.
Materiali come siero di latte, sanse, borlande, vinacce, alcuni sottoprodotti di origine animale o altri, possono, in presenza dei requisiti previsti, essere qualificati come sottoprodotti e trovare una nuova destinazione all’interno di un impianto biogas.
Il punto è fondamentale: un impianto biogas agricolo a sottoprodotti non è un impianto di trattamento rifiuti. Vediamo quindi quando un materiale può smettere di essere qualcosa da smaltire e diventare una risorsa per la produzione energetica.

Stai pagando per smaltire una matrice organica?

Verifica se può essere valorizzata come sottoprodotto all’interno di un impianto biogas agricolo.

Smaltire rifiuti speciali o recuperare un sottoprodotto?

Chi cerca come smaltire rifiuti speciali parte normalmente da un’esigenza molto concreta: possiede un materiale che non riesce a utilizzare nella propria attività e deve trovare un soggetto autorizzato al quale conferirlo.
Per alcune matrici provenienti dalle attività agricole e agroalimentari, però, vale la pena porsi prima un’altra domanda: quel materiale deve necessariamente essere gestito come rifiuto oppure esistono le condizioni per qualificarlo come sottoprodotto e riutilizzarlo?
La distinzione è determinante.
Un materiale qualificato come sottoprodotto non viene infatti semplicemente “smaltito”: trova un successivo utilizzo all’interno di un altro processo produttivo, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
Ed è proprio questo che può rendere interessante il biogas.

Quali matrici possono trovare una seconda vita nel biogas?

Il settore agricolo e quello agroalimentare generano numerose matrici organiche. In determinate condizioni, alcune di queste possono essere utilizzate come sottoprodotti all’interno di un impianto biogas.
Tra gli esempi possiamo trovare:

  • Siero di latte, proveniente dalle lavorazioni lattiero-casearie;

  • sanse, derivanti dalla lavorazione delle olive;

  • borlande, generate da specifici processi agroindustriali;

  • vinacce, provenienti dalla produzione vitivinicola;

  • alcuni SOA – Sottoprodotti di Origine Animale, nel rispetto della disciplina specifica applicabile;

  • e molte altre.

Non basta, però, che una matrice sia organica perché possa automaticamente essere considerata un sottoprodotto.
La sua qualificazione deve rispettare precisi requisiti e deve essere valutata caso per caso. È quindi essenziale verificare preventivamente origine, caratteristiche, processo da cui deriva e possibilità effettiva di successivo utilizzo.

Perché la distinzione tra rifiuto e sottoprodotto è così importante?

Gli impianti realizzati da Microbiogas Italia sono impianti biogas agricoli che trattano sottoprodotti, non impianti destinati al trattamento dei rifiuti.
L’introduzione di un materiale classificato come rifiuto comporterebbe un cambiamento sostanziale del regime dell’impianto, che entrerebbe nell’ambito del trattamento dei rifiuti. Di conseguenza, anche il materiale risultante dal processo dovrebbe essere gestito secondo il relativo regime.
Occorre dunque verificare se quel materiale, prima del suo utilizzo nell’impianto, possiede le condizioni necessarie per essere qualificato come sottoprodotto e trovare così un impiego certo nel processo di produzione del biogas.

Hai una matrice organica che oggi devi smaltire?

Analizziamo la possibilità di valorizzarla come sottoprodotto prima di progettare il suo utilizzo nel biogas.

Da costo di smaltimento a materia prima per produrre biogas

Quando esistono le condizioni per utilizzare una matrice come sottoprodotto, cambia completamente il modo in cui l’azienda può guardarla.
Pensiamo, ad esempio, a un’attività che produce una determinata matrice organica e, non avendo possibilità di recuperarla, deve conferirla a soggetti specializzati sostenendone i relativi costi.
Se quella stessa matrice può essere correttamente qualificata come sottoprodotto e destinata a un utilizzo certo in un impianto biogas, da materiale di cui disfarsi diventa materia prima di un nuovo processo produttivo.
Attraverso la digestione anaerobica, infatti, la sostanza organica viene trasformata dai microrganismi producendo biogas.
Il biogas può quindi essere utilizzato per ottenere energia elettrica e termica attraverso la cogenerazione.
In questo modo il vantaggio può essere duplice: valorizzare una matrice organica precedentemente problematica e, allo stesso tempo, utilizzarne il potenziale per produrre energia.

Non tutti i rifiuti speciali possono diventare sottoprodotti

È altrettanto importante evitare l’equivoco opposto.
Un rifiuto non diventa automaticamente un sottoprodotto perché esiste un impianto biogas.
Devono sussistere tutte le condizioni previste affinché il materiale possa essere correttamente qualificato come sottoprodotto e utilizzato nel processo produttivo previsto.
Per questo la valutazione deve avvenire prima del conferimento al digestore.
Non si tratta quindi di trovare un modo alternativo per smaltire rifiuti speciali, ma di capire se una determinata matrice organica possa avere, fin dall’origine e nel rispetto dei requisiti applicabili, una destinazione produttiva anziché essere gestita come rifiuto.
Ed è proprio questa distinzione a permettere all’impianto di mantenere la propria natura di impianto biogas agricolo a sottoprodotti.

Prima di smaltire, valuta il potenziale della tua matrice

Studiamo caratteristiche e disponibilità dei sottoprodotti per capire come integrarli correttamente in un progetto biogas.